
alle ore 19.00
l'Assemblea dei Soci Luce&Sale
presso la sede in via Oberdan, 7.
via Oberdan 7 - 74019 Palagiano (TA) - segreteria: 329.0752670
In occasione della Giornata per la Vita 2009 l’associazione socio-culturale “LUCE&SALE” rinnova l’invito rivolto a tutta la nostra comunità alla riflessione sui temi riguardanti il valore e la dignità della vita umana.
“La forza della vita nella sofferenza” è il tema proposto quest'anno in cui il dibattito culturale nel nostro Paese si è imperniato soprattutto sulla presunta necessità di interventi legislativi che aprano la strada all’interruzione legalizzata della vita, mediante anche la sospensione dell’idratazione e del nutrimento, e a forme più o meno esplicite di eutanasia per rispondere a stati permanenti di sofferenza.
Concordiamo con chi afferma che bisogna spostare la discussione da un piano esclusivamente ideologico-religioso a un contesto un po’ più “laico”. Se così non fosse, la discussione si trasformerebbe nuovamente, come lo è stato per argomenti affini nel passato, in una sorta di referendum pro o contro la Chiesa e la sua morale, pro o contro il Papa, pro o contro i cattolici che si lasciano plagiare dai dictat delle alte gerarchie, lasciando in secondo piano il merito della questione. È chiaro che la contrarietà alla “dolce morte” non può essere argomentata dicendo (o dicendo soltanto) che la vita è sacra, è un dono di Dio e dunque l’uomo non ha il diritto a troncarla neanche in caso di grande sofferenza: è ovvio che chi in Dio non crede, subirà questo divieto come un’assurda prevaricazione del proprio diritto all’autodeterminazione. Il punto è che in gioco non vi è solo il diritto di ciascun individuo a poter decidere se morire e quando morire. Il problema è che non può farlo in maniera autonoma: per poter mettere fine alla propria esistenza, un malato che chiede di morire deve obbligare un altro uomo ad alienare il proprio diritto-dovere a non sopprimere la vita di un’altra persona. E quand’anche ci fosse qualcuno (medico o familiare) disponibile volontariamente a privarsi di tale diritto-dovere, cosa ne sarebbe di una società che si permette il lusso di trovare delle motivazioni per le quali è opportuno acconsentire alla soppressione di una vita umana? Una volta superato questo limite, come faremo a dire no al prossimo guerrafondaio di turno che varrà a propinarci un’altra guerra preventiva, come faremo a dire no al prossimo forcaiolo che verrà a proporci la reintroduzione della pena di morte magari “solo” per i crimini più efferati? Sicuramente ci opporremo lo stesso, ma avremo dalla nostra una motivazione in meno: la vita umana è inviolabile e indisponibile e NON PUO’ ESSERE SOPPRESSA PER ALCUN MOTIVO.
In giro per l’Europa esempi di società che questo limite lo hanno superato ce ne sono. Da molti sono indicate come società progredite e “più civili”. Può darsi, ma nella tanto decantata Olanda hanno impiegato circa sei anni dalla legalizzazione della eutanasia ad introdurre una norma che consente di praticarla anche per i bambini sotto i 12 anni, compresi quelli in età neonatale, per i quali non si può certo parlare di valido consenso!
Come spesso accade in questioni relative ai diritti e alle libertà personali, anche nel caso del reclamato diritto di morire siamo in presenza – come detto prima – di un “conflitto di interessi” che va risolto tenendo conto di tutte le istanze e di tutti i soggetti coinvolti: il malato, i suoi familiari, i medici, la collettività e secondo noi l’eutanasia non ne rappresenta la soluzione. L’eutanasia nasconde dietro l’"esercizio di autonomia e di libertà" il fallimento di una società che non sa preoccuparsi di chi è più debole e indifeso e che sceglie di seguire la strada più breve per non impegnarsi umanamente e clinicamente con il malato.
La manifestazione, che ha riscontrato un grande successo di pubblico, con circa ottocento spettatori a serata, è iniziata lo scorso 13 agosto con la commedia in dialetto mottolese “I guai non finiscono mai”, scritta dal massafrese Domenico Marangi.
La storia è quella di un concorso truccato che pone a dura prova gli equilibri familiari e politici del sindaco di un qualsiasi paese del sud. Dibattuto tra coscienza e opportunismo, il sindaco si confronta con i diversi personaggi in scena, ognuno caratterizzato da particolari propri ma universali, come ha spiegato lo stesso Lasigna: “ogni personaggio presente su quel palcoscenico è una faccia della nostra esistenza, un colore e una voce del nostro modo d’essere. Forse è difficile rendercene conto, ma ogni giorno siamo esattamente tutti quei personaggi insieme. Siamo ora capaci di ispirarci a principi ferrei, ora disposti a mediare la nostra fermezza”.
“Una macchina organizzativa molto impegnativa ma di grande efficacia quella messa in campo da Luce&Sale, sotto l’attenta guida degli organizzatori”, ha detto un Lasigna molto soddisfatto. E i numeri gli danno ragione: 800 i posti a sedere, con poltrona numerata organizzata per settori; 20 i componenti dello staff addetti a “maschere”, ossia ad accompagnare gli spettatori ai posti assegnati; un sistema luci-audio curato da Domenico Lasigna e Armando Morea, che ha permesso la fruizione ottimale delle esibizioni da tutti i punti del grande piazzale. “Un grazie particolare va ad Amalia Anzolin e a Domenico – ha aggiunto il gran cerimoniere dell’evento – che hanno saputo intuire e realizzare le finalità vere del progetto. L’intento non è stato quello di mostrare le doti artistiche di ognuno di noi, ma più semplicemente regalare una serata di sano divertimento a chi ci segue da anni, al nostro meraviglioso pubblico. Inoltre, devo rivolgere un grazie carico d’affetto a Michele Mellone, amico di penna e di vita. È stato lui a trasmettermi la tranquillità del saggio necessaria per osservare e raccontare senza mai mancare di rispetto al nostro pubblico”.
“Staser’…è teatro” è la prima rassegna teatrale vernacolare prodotta a Palagiano. L’idea nasce dal bisogno di raccontare la bellezza delle nostre tradizioni attraverso il linguaggio che più parla delle nostre tradizioni: il dialetto. Luce&Sale ha voluto proporre un mini-cartellone estivo che raccogliesse allestimenti teatrali esilaranti, commedie comiche, perché crediamo che la “risata” aiuti a pensare ed anche perché il dialetto genera comicità.
Apre la rassegna la compagnia del Sacro Cuore di Mottola con “i guai non finiscono mai” commedia esilarante dagli infiniti spunti comici. L’intreccio di equivoci, la superstizione, i particolari legami familiari, diventano i temi di base da cui si sviluppano i meravigliosi dialoghi comici.
a Famiglia di Fortunato e di Donna Concetta. Fortunato, stimato mercante di stoffe, diventa sindaco del suo piccolo paese, trovandosi alle prese con le vicende più oscure e più “equivoche” frutto del compromesso politico. Vicende che Fortunato si trova a condividere con il suo fidato segretario Cenzino “u’ paralume”, come viene soprannominato. Ma sarà Cenzino il paralume a tenere le fila della storia. Un concorso a funzionario pubblico diventa la ragione degli incontri “segreti” nella casa del sindaco. Il palcoscenico si popola di personaggi caratteristici ed enigmatici, si colora della “estemporaneità” di Chechele, personaggio che porta con sé il gradimento del pubblico grazie all’esilarante racconto della sua ingenuità. Si colora della purezza di Lucia figlia amata dal padre padrone e dal suo Arturo, giovane dal “cervello fino e dalla tasca vuota”.
La storia, scritta dagli amici palagianesi Domiziano Lasigna e Michele Mellone, narra di due famiglie rivali che abitano un piccolissimo paese di provincia: una vive nella povertà e va avanti grazie alla pensione di invalidità (falsa) del nonno, il lavoro del Signor Cassone serve per pagare le cambiali allo "Zaraffa" (usuraio del paese); mentre l'altra, del commedator Fischietto, arricchitasi con l’inganno. Fin quando…” inizia con queste parole la presentazione che accompagna gli spettacoli della Compagnia teatrale dell’Associazione Diaspora Petilina, di Petilia Policastro (Crotone) con sede a Roma. Artisti che da circa un anno propongono in giro per l’Italia il racconto dell’alluvione palagianese in dialetto calabrese. La compagnia della Diaspora Petilina ci onora di portare nei teatri italiani il vissuto della nostra Palagiano, raccontando, con la musicalità del vernacolo calabro, le emozioni e le tradizione della nostra gente che sul palcoscenico diventa gente del mondo, gente senza appartenenze. Il teatro produce questa meraviglia: sveste gli attori delle proprie appartenenze e racconta personaggi che sono del mondo. Cos’è Luce&Sale?
Luce&Sale è un’ ASSOCIAZIONE SOCIO-CULTURALE DI ISPIRAZIONE CRISTIANA E SOCIALE CON CARATTERE ASSOLUTAMENTE APARTITICO, nata dall’idea di un gruppo di giovani del paese che ha sperimentato l’esasperante necessità di realizzare attività volte a coinvolgere le intelligenze palagianesi e capaci di catturare l’interesse della popolazione tutta.
Perché questo nome?
Luce&Sale è il frutto della GMG svoltasi a Roma nell’agosto 2000. Gran parte del gruppo dei fondatori ha preso parte a quella Giornata Mondiale dei Giovani e, accogliendo l’invito di Giovanni Paolo II ad “essere luce del mondo e sale della terra”, ha maturato la scelta di rendere concreta tale proposta attraverso la costituzione dell’associazione.
Qual è il suo fine?Il fine di “Luce&sale” è quello di portare una testimonianza concreta degli ideali CRISTIANI, nei quali i fondatori si riconoscono, attraverso opere che si esplicano in uno specifico canale sociale, suddividendo la propria attività in settori operativi:
C.F. : 90135790732

Domiziano Lasigna; con musiche di Francesco e Marco Orsini. “Io, Francesco” è la rappresentazione degli scritti su Francesco. E’ un recital. Un intreccio di testi recitati, canti e balletti che descrivono l’incontro di Francesco con i frati insieme ai quali diede vita all’ordine dei frati francescani. Lo spettacolo non si propone di raccontare la vita di Francesco, I fioretti di Messere Francesco rappresentano un pretesto teatrale per offrire spunti di riflessione che toccano argomenti come pace, fratellanza, umiltà, amore verso i più deboli. Ma anche il coraggio di scelte estreme, la dimensione dell’anticonvenzionale che spesso non è sinonimo di disprezzo delle regole del mondo ma molto più semplicemente reinterpretazione delle stesse in una chiave più personalista. Ciò che, in realtà, accade a Francesco e che viene descritto magnificamente ne “I fioretti”.